La scrittura, la cultura, la passione: lacrime per Maria Venturi

Maria Venturi

L’amore è sempre stato al centro della sua vita. Stampato nella dolcezza del sorriso. Riversato in tante storie commoventi, vissuto nell’infanzia fra quattro fratelli legatissimi, poi nella famiglia sua, il marito Andrea, le figlie gemelle Sabina e Monda, la nipote Caterina adoratissima. Ed erano con lei tutti, anche la sorella Simonetta unica rimasta dei quattro, ieri a tenerle la mano quando si è arresa alla malattia. Maria Venturi, giornalista e scrittrice, carica dell’affetto di tanti lettori e lettrici, fan dei suoi libri, è morta nella sua casa di via Pace a Brescia, città dove era venuta ad abitare con la madre preside a sette anni dalla natia Firenze, che aveva lasciato solo per periodi di lavoro, soprattutto a Milano, e che considerava la sua città. Aveva abitato anche in via Gasparo da Salò e a Gussago. Le piacevano sia il fascino del centro storico che la quiete della casa con giardino nell’hinterland.

Aveva compiuto 90 anni l’anno scorso in agosto, carica di voglia di vivere, di voglia di scrivere. Sulla scrivania c’è quello che resterà un inedito. Sulle riviste sono recenti i suoi articoli, «Intimità» o «Gente»; e in tv ancora si può vedere fra le repliche la soap «Incantesimo», soggetto da cui dopo trasse un romanzo. A Brescia la si è vista tante volte a presentare l’ultimo uscito dei tantissimi titoli accattivanti e romantici, amatissima. «Era un’inguaribile ottimista, sempre in piedi. L’ho vista un po’ triste solo durante la pandemia per quel non potere vedere le persone a cui voleva bene. Era molto generosa con chi chiedeva e chi non chiedeva, disponibile sempre» dice di lei la sorella Simonetta. In un’intervista della collana curata da Carla Boroni per Vannini diceva: «Un insegnamento si trae dalla morte, unico inguaribile dolore, unico dramma privo di riparazione. Dobbiamo sdrammatizzare gli altri affanni, le incomprensioni, le mene che ci ingolfano, le faccende che vanno storte, le ripicche, le delusioni: solo la perdita definitiva di una persona che ami è irreparabile». Ora lo sanno i suoi cari che la piangono, e anche le fedeli amiche delle sue pagine a cui mancherà.

Aveva cominciato presto a scrivere, ancora prima della laurea in Lettere antiche, incoraggiata allora da Italo Calvino come lo sarà più avanti da Oreste Del Buono che la fece tornare alla narrativa dopo anni di carriera giornalistica, anche come inviata con Sandro Mayer, o come autrice di rubriche sul cinema o sulla posta del cuore. Anni culminati della direzione di «Novella 2000» e di «Anna», nel giornalismo mentore Enzo Biagi. E fu proprio Del Buono a darle il consiglio di raccontare vite vere, avvenimenti in cui riconoscersi, storie di sogni, di fatiche, di bontà e di cattiveria, di finali buoni, o così così. Si definì lei stessa «scrittrice a luci rosa». Da molti suoi scritti sono stati tratti film per la tv o serial (fra gli altri: La storia spezzata, La moglie nella cornice, Il cielo non cade mai) e numerosi sono i premi ricevuti. Chi vuole renderle omaggio può farlo all’obitorio degli Spedali civili. Da lì partirà il feretro domani alle 15.15 per raggiungere la chiesa di Sant’Agata alle 15.30. Maria sarà poi cremata e sepolta nella tomba della famiglia Mariani, il marito.
Magda Biglia

Fonte: Bresciaoggi

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