
La soglia dell’anno
C’è un momento, nell’ultimo giorno dell’anno, in cui il tempo sembra rallentare. Non è un vero silenzio, ma un respiro più profondo, come se il mondo intero si fermasse un istante prima di voltare pagina. In quello spazio sospeso, ognuno di noi sente qualcosa muoversi dentro: un ricordo che torna, un sorriso che riaffiora, una ferita che ancora brucia, una domanda che non ha fretta di trovare risposta.
Ogni anno è così: un intreccio di luce e ombra, di passi sicuri e inciampi improvvisi. Ci sono giorni che vorremmo trattenere per sempre, e altri che avremmo preferito non vivere. Eppure, anche ciò che ci ha fatto male, ciò che ci ha costretti a fermarci, a guardarci dentro, a rimettere ordine nel cuore, ha un suo posto preciso nel cammino.
Siamo abituati a pensare che il nuovo anno debba cancellare il vecchio, come se la vita fosse un foglio da ripulire. Ma forse non è così. Forse ogni anno aggiunge una tessera al mosaico che stiamo costruendo senza accorgercene. Alcune brillano come vetro sotto il sole, altre sono opache, ruvide, persino stonate. Eppure, viste da lontano, tutte insieme compongono la figura unica e irripetibile della nostra esistenza.
Anche il dolore, quando lo guardiamo con sincerità, diventa una forma di conoscenza. Ci insegna a rallentare, a riconoscere ciò che conta davvero, a non dare per scontata la presenza di chi ci vuole bene. Ci ricorda che siamo fragili, sì, ma anche capaci di rialzarci, di trasformare le crepe in varchi da cui entra più luce.
E allora, mentre il 2025 si chiude e il 2026 si affaccia timido, possiamo fare un gesto semplice: non scappare da ciò che è stato. Accoglierlo. Ringraziarlo. Lasciarlo andare senza cancellarlo.
Perché ogni frammento, anche il più difficile, è parte della nostra storia. E la storia di ciascuno, quando è guardata con occhi sinceri, porta sempre con sé un seme di luce.
Che il nuovo anno ci trovi così: non perfetti, ma presenti. Non invincibili, ma veri. E pronti a riconoscere la bellezza nascosta nei passi che ancora non abbiamo compiuto.
Buon Anno di vero cuore carissimi…
Il primo respiro
di Massimo Spagna
C’è un punto sottile,
tra l’ultimo respiro del giorno che finisce
e il primo battito di quello che nasce,
dove il tempo si ferma
come una porta socchiusa.
Lì si raccolgono i passi dell’anno,
quelli leggeri che hanno sfiorato la gioia,
quelli pesanti che hanno inciso la carne,
quelli incerti che ci hanno fatto tremare.
Tutto ritorna, come un’eco che non giudica.
Ogni luce che ci ha scaldati,
ogni ombra che ci ha attraversati,
ogni silenzio che ci ha costretti a guardare dentro,
si posa ora davanti a noi
come frammento di un mosaico più grande.
E allora capiamo
che nulla è stato inutile,
che anche il dolore ha una sua geometria,
che le crepe non sono fallimenti
ma varchi da cui entra il futuro.
Sulla soglia dell’anno
non chiediamo promesse al cielo,
non cancelliamo ciò che è stato.
Lo accogliamo, lo ringraziamo
e lo lasciamo andare.
E con un passo lieve
entriamo nel nuovo tempo, portando con noi
solo ciò che illumina un gesto buono,
un nome caro, un seme di luce
che ancora non sappiamo, come fiorirà.
La rubrica “Semi di Luce” è a cura di Massimo Spagna