Semi di Luce: poesia “Finché una mano resta”

Semi di luce giugno 2026

Sabato 6 giugno 2026, ho preso parte al 1° Memorial Maria Angela Brembani, dove sport, memoria e solidarietà si sono dati appuntamento a Gussago, nel campo sportivo della Contea di Ronco. Mi preme ricordare che il ricavato della giornata è stato interamente devoluto ad AISLA Brescia, a sostegno delle persone e delle famiglie che affrontano la Sclerosi Laterale Amiotrofica.

In quei tanti momenti della giornata, come mi accade spesso, ho provato ad ascoltare ciò che il cuore voleva dirmi. Devo confessare che ho sentito affiorare emozioni profonde, come se un’unica voce silenziosa attraversasse la folla raccolta attorno al ricordo. Tanta gente, ognuno con la propria storia, unita in un abbraccio che non chiedeva parole, solo presenza, solo cuore. È stato un gesto semplice, ma capace di illuminare: un modo autentico per onorare una vita che ha lasciato tracce buone su questa nostra terra e per dire a Debora e a suo padre Giacomo che non sono soli nel custodire questa memoria.

A voce bassa…

Carissimi, so benissimo che una poesia non si narra e non si spiega mai, ma dovete sapere che a volte si può raccontare il respiro da cui è venuta, non per chiuderla, ma per lasciarla andare più lontano.

Questa mia poesia nasce in punta di voce. Non per raccontare una malattia, ma per custodire la luce che resiste anche quando tutto sembra spegnersi. Ho scritto pensando a una madre dal cuore d’oro, una donna che per tutta la vita si è donata agli altri con quella naturalezza buona che non chiede nulla e non fa rumore. E ho scritto pensando a una figlia che, giorno dopo giorno, ha imparato a far nascere e custodire un sentimento grande: l’umiltà del restare, quel gesto silenzioso che non salva, ma ama.
È la stessa figura che ci è stata consegnata dalla Vergine Maria sul Calvario: nel momento in cui Gesù è sulla croce e lei non può fermare l’esecuzione, non può “salvare” suo Figlio dalla morte fisica.

Eppure compie il gesto più alto: resta lì, in silenzio, amando. In queste righe non c’è la cronaca del dolore, ma il suo contrario: la traccia di una bontà che non si è lasciata oscurare, la forza discreta di una presenza che continua oltre il corpo, la gratitudine per chi ha saputo accompagnare fino all’ultimo respiro.

Devo confessare che, mentre scrivevo questa poesia, mi sono commosso più volte: davanti a un gesto così grande, mi sono sentito l’uomo più piccolo del mondo. Se queste parole riusciranno a restituire anche solo un frammento di quella luce, allora il loro viaggio sarà compiuto.

 

Finché una mano resta
di Massimo Spagna

Si è consumato il tempo, piano,
come una candela che non fa rumore.
Tu guardavi la vita mutare forma,
mentre il mondo fuori perdeva il colore.

Dentro quel guscio fatto di silenzio
batteva ancora il tuo cuore d’oro.
L’ombra tentava di rubarti i respiri,
di fermare i passi, di spegnere i gesti.

E Debora era lì, ogni singolo giorno,
la tua bambina, la figlia amata,
custode fragile di un amore gigante,
presenza fedele accanto al tuo silenzio.

Ha imparato l’umiltà del restare,
l’angoscia muta di chi può solo guardare,
parlandoti con la lingua delle mani,
stringendo la tua come un filo che non cede.

Non c’erano cure, non c’erano tregue,
solo il coraggio di un passo alla volta,
fatto di sguardi e dita intrecciate,
di una carezza sul viso stancato.

Accompagnarti è stato un altare,
un darsi tutto senza chiedere niente.
Ora che il corpo ha sciolto i suoi nodi
sei tornata leggera nel vento.

La tua bontà non è andata perduta:
resta la scia del tuo grande esempio.
E Debora oggi ti guarda nel cuore,
e ti sente vicina, oltre ogni confine.

 

Un pensiero che affiora…

Ci sono momenti in cui la vita ci mette davanti a prove che non abbiamo scelto, eppure proprio lì, nel punto più fragile, scopriamo chi siamo davvero. Non nelle vittorie, non nei giorni facili, ma in quel gesto silenzioso che offriamo quando nessuno ci vede.

La storia di Debora ci ricorda che la luce non nasce dal rumore, ma dalla cura che sappiamo donare anche quando costa fatica, dalla presenza che non si ritrae, dalla bontà che continua a respirare anche nel buio. Forse il senso più profondo sta proprio qui: ogni volta che scegliamo di restare accanto a qualcuno, anche solo con una mano, uno sguardo, un respiro, lasciamo nel mondo un seme di luce che non si spegne mai.

E ognuno di noi, in modi diversi, ha la possibilità di essere quella luce per qualcuno.

La rubrica “Semi di Luce” è a cura di Massimo Spagna

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