Sepal, fabbrica integrata da 25 milioni a Lograto. Chiuderà la sede di Gussago

A Lograto, l’azienda di estrusi in alluminio quadruplica gli spazi per raggruppare tutte le lavorazioni. Un innovativo impianto di verniciatura. A regime 50 nuovi addetti.

Son rari, ma ci sono. I «capitali coraggiosi» non abbondano, ma, grazie a Dio, non sono del tutto scomparsi. Bisogna andare a scovarli, questo sì. A Lograto, nella zona industriale dalle parti di via Caduti del lavoro, la Sepal ha, da anni, un piccolo stabilimento. È una sorta di complemento della fabbrica casa-madre di Gussago. Adesso, accanto alla «vecchia» fabbrica, se ne sta aggiungendo un’altra, che quadruplica gli spazi. Ventiquattromila metri quadri nuovi in prefabbricati che hanno cominciato a crescere con le prime coperture appena messe. Laggiù, il capannone si alza fino a 19 metri. E così sarà da quest’altra parte: sono gli ingombri del magazzino automatico e del nuovo impianto di verniciatura che si annuncia essere «il primo di questo tipo in Italia».

Luciano Poli parla del progetto con comprensibile orgoglio, ma senza nascondersi le difficoltà della sfida che lui e i suoi soci (il presidente Alberto Bertoli e Giuseppe Bertoli) hanno deciso di raccogliere per dare un futuro all’azienda. Sul tavolo, per dirla chiara subito, Sepal ha messo 25 milioni che saranno investiti da qui alla fine dell’anno prossimo per realizzare la nuova azienda. Lo stabilimento di Gussago verrà chiuso: tutto il lavoro verrà concentrato a Lograto. La «fabbrica integrata» è la ragione essenziale della scelta. Sotto un unico tetto tutte le fasi di lavorazione dell’azienda. C’entrano l’ordine, le economie che si avranno dal non dover più fare questo «turismo» dei profilati per cui là si fanno alcune cose, qui le si completano e avanti e indietro.

Ma c’è altro, e va spiegato perché dice di come stiano cambiando i rapporti fra aziende produttrici e aziende clienti. Piccola premessa. Sepal produce estrusi in alluminio, componenti che vengono usati per l’edilizia, l’industria dell’auto, l’arredo-bagno eccetera. Quindi qui si comprano le «billette» di alluminio, le si scalda, le si stira dando la forma che serve: è il profilato. Negli anni, i clienti hanno capito una cosa: che è meglio far fare il magazzino a chi costruisce i pezzi. È un onere aggiuntivo per chi produce, ma questo è il mercato. Ma questo significa, per chi produce, più oneri finanziarie la possibilità di fornire questo servizio. In altre parole: bisogna avere un grande magazzino, bisogna essere un po’ industriali e un po’ uomini della logistica avendo alle spalle un magazzino imponente, assortito, in grado di poter evadere rapidamente i diversi ordini: questa è la «ratio» che sta al fondo della scelta della Sepal di investire massicciamente. Un unico stabilimento, nuova impiantistica, magazzino ampio ed assortito: «Il mercato – commenta prudente Poli -dovrebbe apprezzare questi elementi e in realtà qualche riscontro già lo abbiamo». Il 2012 chiuderà con 46 milioni di ricavi (25% all’export, per ora); i dipendenti oggi sono 125 dislocati nei due stabilimenti. A regime – fra un 18 mesi – potrebbe esserci spazio per 30-40 posti di lavoro aggiuntivi.
Gianni Bonfadini

Fonte: Giornale di Brescia

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