Il sindaco di Gussago: noi, abbandonati dalle istituzioni

Giovanni Coccoli

Il primo cittadino di Gussago, Giovanni Coccoli, ha scritto al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al premier Giuseppe Conte per denunciare quanto «si senta impotente davanti a tanto dolore» e quanto, quindi, si sia sentito abbandonato dalle istituzioni. Nella lettera, la richiesta di precise indicazioni su tamponi, saturimetri e monitoraggio dei pazienti dimessi: «Diteci se in questa emergenza ogni sindaco deve fare da sé».

C’è chi, incredulo, vuole abbandonare la quarantena per correre all’ospedale a vedere se sua mamma davvero è morta per il virus. «Forse i medici si sono sbagliati». Chi ha necessità di una radiografia urgente. Chi ha difficoltà a rispettare l’isolamento dopo le dimissioni dall’ospedale. «Faccio il sindaco e a volte mi sento impotente davanti a tanto dolore». I numeri sono in calo, ma si continua ad ammalarsi e anche a morire. Numeri spaventosi che raccontano storie e persone. Giovanni Coccoli, primo cittadino di

Gussago, ha messo su quattro fogli disperazione, rabbia e tristezza che gli sono piombate addosso insieme alla pandemia. Riga dopo riga, al presidente della Repubblica Mattarella e al presidente del consiglio Conte ha chiesto chiarimenti e strategie per poter affrontare la situazione. «Da lunedì la gente potrà andare a giocare al lotto perché ormai si parla della Fase 2, ma qui siamo ancora in totale emergenza». Troppi malati e troppi morti ancora. E nei bilanci risulta qualche falla. «Perché gli anziani ospiti delle rsa non rientrano nelle statistiche? Perché abbiamo smesso di mappare tutti coloro che sono entrati in contatto con persone che si sono ammalate?» si chiede Coccoli, interprete dei sentimenti di molti sindaci. «Io li conosco tutti i miei concittadini e so per cosa sono morti, solo che non lo posso dire perché non c’è il certificato». E proprio i tamponi sono uno dei punti cardine della lettera del sindaco Coccoli, non fatti agli anziani, ai familiari di chi è morto per il virus e a malati con evidenti sintomi di Covid rimasti inascoltati dai centralini dell’emergenza. Chiede procedure immediate, Coccoli, chiede di sapere quale sia la strategia della Regione Lombardia, «che, forse, sta facendo scelte come quelle di Boris Johnson, mirando ad un’immunità di gregge» è il dubbio del sindaco, pronto ad attrezzare i piazzali per fare test in autonomia. «Diteci se in questa emergenza ogni sindaco deve fare da sé. È così faticoso fare un mea culpa e seguire l’esempio di regioni più virtuose che hanno contenuto i contagi e i morti?». I colori dei partiti gli sembrano fuori luogo. «Sento che la politica sta prendendo il sopravvento sull’emergenza, sento che devo difendere i miei concittadini». E fa richieste precise: la somministrazione di tamponi per anziani e operatori dei Sad e per i familiari dei malati, protezioni per i medici di base, saturimetri e bombole di ossigeno, monitoraggi sull’isolamento post dimissioni. «Quando avremo una progettualità definita potrò smettere di urlare le mie ragioni altrimenti continuerò senza tregua».
(l.g.)

Fonte: Corriere della Sera – Ed. Brescia

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