Stefano Serena ha terminato il “Tor Des Geants 2019”, l’ultra trail più duro del mondo

Stefano Serena Tor settembre 2019

Un poker di giganti, in mezzo ai giganti: sono da applausi le prove di quattro bresciani giunti al traguardo del “Tor Des Geants”, l’ultra trail più duro del mondo per distanza (330 km) e dislivello (24.000 metri), con il tracciato che si sviluppa lungo le alte vie numero 1 e 2 della Val d’Aosta con partenza e arrivo fissati a Courmayeur. Una prova che mette i partecipanti alla prova in un lungo viaggio tra le montagne, i “giganti” valdostani appunto, e anche dentro se stessi, sfidando freddo, mancanza di sonno, fatica fisica, stress mentale, dolore. E per uno dei quattro c’è stata la partecipazione ad una gara ancora più estrema, organizzata per la prima volta nella cornice del “Tor”: il “Tor Des Glaciers” di 450 chilometri, un anello più ampio rispetto a quello della gara per così dire normale. Per tutti la grande soddisfazione di aver tagliato il traguardo; soprattutto per i tre debuttanti in gara: «In questi giorni ho provato un po’ di tutto – racconta Fabio Brugnani, classe 1982, di Gardone, che ha completato la gara in 106 ore -. Ho trovato la neve subito, nella prima notte, con -15 di temperatura; ho visto spuntare il Monte Bianco dopo aver scollinato dal Malatrà, in un panorama da cartolina che non scorderò mai. Ho lottato contro il sonno, e per percorrere gli ultimi 5 chilometri ho impiegato 3 ore, praticamente dormendo in piedi; ho cantato da solo per lunghi tratti, tenendomi sveglio e dandomi la carica così. Ma soprattutto sono contento per essere riuscito ad andare avanti nonostante tutto: in certi momenti sono affiorati ricordi e pensieri che mi hanno dato la spinta giusta per non mollare. E alla fine ce l’ho fatta».

Gli stessi pensieri li ha Stefano Serena di Gussago, 44 anni: «Com’è andata? Oltre ogni aspettativa: averlo completato fa un certo effetto, quasi ancora non ci credo. In ogni caso è stata dura, in mezzo a paesaggi e panorami fantastici, ma sono contento perché la testa ha retto fino alla fine e non ho mollato. Il momento più bello? La sorpresa che mi è stata fatta da due amici, Fausto e Giovanni Venturelli: me li sono trovati in un rifugio a 2600 metri, ci siamo abbracciati, abbiamo riso e sorriso. Mi hanno mostrato una grandissima vicinanza, e a quel punto non potevo deluderli, no?». Serena ha tagliato il traguardo in 127 ore, dormendone soltanto 5: «Avevo fatto anche qualche allenamento notturno, o anche come lo chiamo io qualche allenamento “psicologico”: affrontando un giro nel quale poi dovevo tornare necessariamente dove avevo lasciato l’auto. Questo mi ha aiutato a prepararmi mentalmente, sapendo che comunque fosse andata avrei dovuto fare ritorno al punto dal quale ero partito. In ogni caso credo che anche l’allenamento fisico conti parecchio: diciamo che testa e gambe valgono in maniera equivalente, 50 e 50». A questo punto è pronto a rifarlo? «Magari la prossima volta potrei fare l’assistenza a qualcuno. Sarebbe bello dare una mano ad un amico per aiutarlo a completare una gara del genere».

«Volevo qualcosa per alzare l’asticella: l’ho trovato e sono ampiamente soddisfatto – dice invece Federico Barucco, 38 anni, ultrarunner di origine argentina ma ormai da anni di casa a Castelmella -. Questa è una gara che ti mette alla prova in tutto: fame, sonno, fatica, devi essere sempre lucido, soprattutto quando arrivi nelle basi-vita e ti devi equipaggiare progettando lì i successivi 50 chilometri, e non puoi sbagliare le tue scelte. E’ un viaggio insieme a te stesso, nel quale vai lontano, e scopri nuovi limiti: volevo questo, e sono contento». Barucco è arrivato al traguardo un’ora dopo Serena, e in totale ha dormito 4 ore e 40 minuti: «Facevo le mie soste a sensazione, non avevo programmato nulla, quando me la sentivo mi fermavo 20 minuti, mezz’ora, poi ripartivo. Sono anche stato contento di aver trovato sulla mia strada un valdostano con cui ho condiviso un lungo tratto di strada: si è creato un legame, alla fine mi ha regalato anche la tipica grolla. Un bel rapporto».

Infine Luca Guerini, 53 anni di Marcheno, che è andato oltre: veterano del Tor, da lui già completato più volte, ha partecipato al “Tor Des Glaciers” di 450 chilometri, peraltro chiudendo in sesta posizione: «Le differenze con il Tor? In primo luogo questa gara non è balisata, e ci si deve muovere con il Gps. Poi ci si deve appoggiare ai rifugi, e il terreno è più lento, con pietraie magari affrontate anche di notte. Avevo previsto di restare in giro 160 ore, ce ne ho messe 158 quindi direi che la prestazione è in linea con quanto preventivato. Forse è anche troppo lungo: rispetto al Tor, sono 120 chilometri di più, e magari non solo visto le tracce finali di alcuni Gps. In ogni caso, è una sfida bella da vincere: per tutto questo tempo sei sul limite, devi restarci e alla fine concludere. Così la soddisfazione è unica».
Mario Mattei

Fonte: Bresciaoggi

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