La storia del “Monumento ai Caduti” di Gussago, seconda parte

Monumento Caduti Gussago

La seconda parte della storia del “Monumento ai Caduti” di Gussago.

Sino a questo momento, l’unico ricordo “monumentale” dei Caduti della guerra nazionale 1915-1918 rimane, soltanto, la grande lapide marmorea murata (alla fine di settembre 1920 e non inaugurata) sulla parete est dell’edificio scolastico, …visibile a coloro che scendono dal tram con fermata in piazza (quale piazza?, visto che era inesistente l’attuale Vittorio Veneto, in quegli anni; comunque esisteva uno slargo …). Siamo all’Autunno 1922.

A distanza di due anni esatti dalle parole del ragionier Venturelli, tra non pochi disordini molti dei quali “costruiti e fomentati”, si arriva al 28 ottobre 1922: la Marcia su Roma; il mondo italiano cambia, tutto è avocato a sé dal Regime. Le idee, i propositi, i sentimenti, compresi quelli patriottici; tutto è a gestione unica e univoca. Poi cambierà ancora e di molto.

A Gussago negli anni Venti, siamo all’inizio del “Ventennio”, la stessa area sud dei Castelli viene trasformata in zona di addestramento paramilitare, con successivo reclutamento per l’esercizio ginnico dei ragazzi e dei giovani e per anche il successivo servizio pre-militare settimanale, che presto giungerà d’obbligo, così sino ai futuri coscritti della classe di leva 1922, almeno (anni 1941-42). Una Palestra (…altro che monumentale Asilo infantile) per l’attività ginnica, uno sferisterio per la Palla a mano, un percorso militare di guerra a scopo di addestramento, le corsie su erba per le gare di atletica, un campo di pallacanestro ed un campetto di calcio, il tutto con accesso da sud (ex Via Castelli, attuale Via G. Peracchia). Qualcheduno ricorda: “sono andato anch’io, pur ancora ragazzo, visto che ero alto di statura, a comporre il Picchetto di sorveglianza e controllo all’ingresso dell’intero vasto complesso, armato di un moschetto di legno. Siamo nella seconda metà degli anni Trenta quando mi sentivo benevolmente apostrofare da Carlo (del 1921; futuro medico) Corcione figlio del dottor Domenico: <<Va a fa argot, grandilgiù!>>. Sì, Carlo era un attivista dell’attività ginnica, mentre il padre, medico, effettuava – presso la palestra scolastica (ora Sala del Consiglio Comunale) – le visite, anche attitudinali, di tutti noi scolari; …sul lato sud vi erano le pertiche e le corde o canapi per …l’arrampicata, mentre su quello a nord funzionavano le docce. Smessa l’attività di corsa al coperto o di esercizi a corpo libero, …od al salto della cavallina, nella parte centrale della sala, durante l’ora di pranzo, si effettuava la refezione”. A ridosso della grande area sportiva giungeva anche il primo, originario, “Parco delle rimembranze” che principiava ai piedi della salita per la Santissima e si estendeva verso Est – siamo oltre la metà degli anni Venti, forse il 1928/1929 (…la torre campanaria, ancora in costruzione, è a circa un quarto del suo sviluppo) – lo testimonia una foto in cui si notano pianticelle giovani, di recente messa a dimora, ancora protette da due “sbadàcc” affinché l’alberello crescesse diritto, evitando di piegarsi alla forza del vento, alla stregua di quanto avveniva nella attigua strutturata area sportiva preposta alla “diritta” crescita dei ragazzi, dei giovani. Su ogni albero del Parco trovava posto una targa fusa in ghisa (posata su legno) con coniato il nome di ciascuno dei, tanti e nemmeno tutti, nostri Caduti gussaghesi, riconosciuti tali: 78 o, come si è letto poco sopra, 89, a quel momento. “…ho fatto a tempo – asserisce uno scolaro dell’epoca – ad usufruire anche dei benefici ossigenanti forniti dal “Parco delle rimembranze”: era, infatti, la nostra “Colonia elioterapica”. Lo scolaro di quel tempo ancora aggiunge: “Ricordo bene, in quegli avanzati anni Trenta, pure la lapide marmorea dedicata ai Caduti murata nel nostro edificio scolastico del centro; quali scolaretti ci recavamo innanzi ordinatamente, accompagnati dal maestro Trebeschi “Angèlèto”, in occasione della celebrazione del IV Novembre. Era posta in un vano di pari grandezza delle adiacenti finestre dell’edificio, ben maestosamente bordata in cornice di una greca in rilievo; a terra vi era un’aiuola sempre fiorita: lì deponevamo il nostro omaggio”.

Sin dagli anni Venti, <<Obiettivo finale del Regime è la creazione di un nuovo tipo d’uomo, destinato, negli auspici del regime, a guidare l’Italia e Roma a nuovi fasti imperiali. Il maschio ideale per il fascismo deve avere un fisico atletico: si incoraggia l’attività sportiva e quella ginnica delle scuole, mediante l’opera propagandistica, la creazione di strutture apposite e cospicui finanziamenti pubblici. Il fascismo esaltava la semplicità e la compostezza rispetto alla frivolezza e al disordine: pertanto l’aspetto fisico del perfetto fascista non deve essere trasandato e il volto deve essere sbarbato. Si incoraggia la sicurezza e la compostezza anche nel modo di porsi, financo in quello di camminare>>.

Seppure originariamente, <<nel “Programma di San Sepolcro del 23 marzo 1919” in Milano, il fascismo si presentasse come progressista sotto il profilo della politica femminile, proponendosi di concedere il voto alle donne, ciò non avverrà. Il regime mantiene la già presente divisione tra educazione scolastica maschile e femminile: le classi miste non sono ammesse. Il ruolo sociale femminile è quello della madre di famiglia: il regime insiste sulla necessità di un popolo numeroso e giovane come condizione necessaria per realizzare l’impero. A tal fine, la donna fascista ideale deve avere un fisico prestante, che le permetterà di esser madre di tanti e sani figli: per questo viene introdotta una preparazione ginnica di alto livello negli istituti femminili e si sviluppano le discipline sportive femminili>>.

Il controllo sulla educazione e crescita dei giovani e il loro inquadramento nella dottrina fascista fu uno dei principali impegni del governo fascista. Ciò provocò uno scontro con le autorità ecclesiastiche quando Mussolini sciolse temporaneamente l’Azione Cattolica. Le associazioni scout italiane tra il 1927 e il 1928 furono sciolte. <<Bambini e ragazzi sono quindi inquadrati in organizzazioni giovanili ed educati alla disciplina militare>>.

A Gussago e per Gussago il tutto si volge alla “Palestra” e nell’ampia circostante area. <<Per i loro esercizi, i ragazzi, usano moschetti finti di legno. A quattro anni un bambino italiano diventa figlio della lupa e indossa la sua prima camicia nera. A otto diventa balilla e a quattordici avanguardista. Analogamente le ragazze, dopo essere state figlie della lupa, sono organizzate prima nelle piccole italiane e poi nelle giovani italiane. Gli studenti universitari vengono organizzati nei Gruppi Universitari Fascisti (Guf). L’educazione fisica e lo sport diventano un fenomeno di massa: tutti sono sollecitati a praticare l’attività fisica. Ogni sabato, il sabato fascista, vi sono riunioni, inquadrate nelle attività del partito, per lezioni di dottrina fascista e per praticare sport, e dare sfoggio della propria abilità. I ragazzi fanno volteggi, maneggiano il moschetto, si lanciano attraverso cerchi di fuoco. Le ragazze, in camicetta bianca e gonna nera, fanno roteare cerchi, clave, bandiere e si esibiscono nella corsa e nel salto. Vengono creati i Littoriali della cultura e quelli dello sport>>.

Le attività sportive vengono regolate nel 1928 all’interno del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI).

[[Dopo la marcia su Roma, dell’ottobre 1922, il nascente regime mussoliniano si pose il problema di come “fascistizzare” la società, a partire dai più giovani: nel dicembre 1925 Mussolini diede all’ex ardito Renato Ricci la guida del movimento giovanile del PNF (l’Avanguardia giovanile fascista) con il compito di “riorganizzare la gioventù dal punto di vista morale e fisico”. Una legge del 3 aprile 1926 sancì così la nascita dell’Opera nazionale balilla (ONB), che Ricci avrebbe diretto fino al 1937. Complementare all’istituzione scolastica, l’ONB era “finalizzata… all’assistenza e all’educazione fisica e morale della gioventù”. Vi avrebbero fatto parte i giovani dagli 8 ai 18 anni, ripartiti in due sottoistituzioni: i balilla e gli avanguardisti. Nel piano di inquadramento del tempo libero rientrano anche il Dopolavoro nazionale, agevolazioni per viaggi familiari e svaghi collettivi. Lo stato organizza le colonie estive, suddivise in alpine e marine, per i figli dei lavoratori fino all’età di 16 anni, ove i ragazzi sono sempre organizzati in strutture di tipo militare e in divisa. Nel 1939 ebbe inizio il Servizio Premilitare dei giovani, con l’obbligo di presentarsi, ogni sabato pomeriggio, ai rispettivi Gruppi Rionali. Nel 1940, ebbe luogo la Marcia della Gioventù, attraverso le città d’Italia, con la partecipazione della classe 1922]].

A cura di Achille Giovanni Piardi

Per approfondire:
La storia del “Monumento ai Caduti” di Gussago, prima parte
La storia del “Monumento ai Caduti” di Gussago, seconda parte
La storia del “Monumento ai Caduti” di Gussago, terza parte

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