Bacchettate dai giudici dopo una contesa (inutile) con Metra Spa, Orizio Paolo Spa e Danieli & Co.

Definita dal Tar, dopo otto anni di ordinanze, ricorsi, cause civili e interruzioni, la contesa tra il Comune di Gussago e le aziende «Metra Spa», «Orizio Paolo Spa» e «Danieli & Co. Officine meccaniche Spa», indiziate di avere concorso all’inquinamento delle cosiddette «aree Suardi», mediante lo sversamento di idrocarburi nel canale che solca i terreni della località Stacca (via Sale), lambiti dalla Statale 510. La Prima sezione del Tribunale di via Zima (presidente Giuseppe Petruzzelli; giudice relatore-estensore Francesco Gambato Spisani) ha infatti messo la parola fine alla disputa giudiziaria annullando l’ordinanza comunale dell’aprile del 2011 che, confermando lo stesso provvedimento del 2005, aveva intimato alle tre aziende di mettere in sicurezza e di bonificare i siti inquinati.
Per i giudici, in realtà, non è stata raggiunta la prova della loro responsabilità, né di altri. Missione fallita, dunque, forse a causa della superficialità con la quale le istituzioni hanno affrontato il problema ambientale. Per questo la sentenza non risparmia critiche all’Amministrazione gussaghese per non essersi impegnata con la necessaria sollecitudine nella ricerca della verità, accontentandosi, invece, del poco e dell’incerto che a quel momento aveva tra le mani. Infatti, scrive il giudice relatore, il Comune «per ragioni che non si conoscono» ha addebitato la contaminazione della falda alle tre fabbriche, basandosi solo ed esclusivamente su una sentenza del Tribunale ordinario (che era stato chiamato a dirimere, su un diverso tavolo, la lite di profilo civilistico tra le aziende e i proprietari delle aree), favorevole alla propria tesi, mentre avrebbe dovuto svolgere una propria indagine, «espletando verifiche e analisi sul posto», soprattutto dopo che in appello quella sbandierata sentenza era stata capovolta, con esclusione della responsabilità delle aziende intimate.
Concludendo, il Tar ha definitivamente «liberato» le tre fabbriche dall’obbligo imposto dall’ordinanza del Comune, ma ha anche ricordato le dichiarazioni rassicuranti di «Metra», «Orizio Paolo» e «Danieli», che figurano nelle carte del processo, ovvero di avere presentato tra il 2006 e il 2007 il progetto di messa in sicurezza dei terreni inquinati e di averlo attuato. In sostanza, resta ancora da attribuire, ma con prove robuste, la causa o le concause dell’inquinamento che ha originato la contesa fra il Comune e le tre aziende in oggetto.
esseci
Fonte: Giornale di Brescia