Terremoto all’alba: la terra ha tremato ma senza «brividi»

Terremoto

Epicentro fra Azzano e Mairano. La scossa è stata impercettibile ma ribadisce l’instabilità dell’area.

La terra ha tremato all’alba ma ad accorgersene sono stati solo i sofisticati sismografi della stazione di rilevazione sul monte Maddalena. La microscossa registrata ieri nel cuore della pianura ha messo dunque i «brividi» solo al sottosuolo. Troppo debole l’onda tellurica per essere percepita dalle popolazioni residenti nell’enclave fra la Bassa e l’Ovest bresciano che da circa due anni sono alle prese con uno stillicidio di «fremiti».

Un’attività sismica ripresa dopo una tregua ventennale dal maggio del 2012, in occasione cioè del terremoto che ha provocato vittime e distruzione in Emilia Romagna. Rispetto a quella scossa l’entità del movimento tellurico avvenuto alle 4,32 è stata infinitamente minore: gli strumenti della postazione sismica bresciana parlano di una forza di magnitudo 2.3 della scala Richter. Niente a che vedere con il 5,9 registrato in Emilia o del 5,8 dello sciame sismico che la notte del 6 aprile del 2009 seminò morte e devastazione a L’Aquila e dintorni. L’epicentro è stato localizzato a due chilometri ad est di Azzano Mella. L’onda di propagazione ha investito sopratutto il sottosuolo dei territori di Berlingo, Brandico, Capriano, Lograto, Longhena, Maclodio, Mairano, Torbole, Poncarale, Flero e Travagliato. Ma la scossa ha raggiunto anche l’hinterland è in particolare Castegnato, Roncadelle, Castelmella, Ospitaletto e Gussago, lambendo Paderno e Rodengo.

Il movimento di natura ondulatoria originato a una profondità di 4600 metri non sarebbe stato avvertito dalle persone. Del resto la forza del terremoto era davvero risibile, quasi un battito d’ali di farfalla. Deflagranti invece saranno gli effetti del microsisma sulla campagna contro il deposito di metano sotteraneo in progetto a Capriano e sulla campagna di trivellazioni per la ricerca di gas nobili promossa dai privati nella Bassa e temporaneamente interrotta dalla Regione. I movimenti tellurici delle aree coinvolte dalle due operazioni è uno degli aspetti che preoccupano maggiormente il composito e ampio fronte di oppositori.

Dopo la devastante calamità naturale in Emilia, il ministero all’Ambiente ha deciso di rivedere al rialzo la mappa del rischio sismico e proprio il bacino della faglia che sfiora Capriano sarà inserita in una fascia di potenziale pericolo più alta rispetto all’attuale, ovvero da medio-basso a medio.
N.S.

Fonte: Bresciaoggi

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