Una app francese indica la mappa dei funghi: “no” dei gussaghesi

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Porcini e finferli hanno diritto alla privacy? In poche ore, la notizia ha seguito il tam tam del web. Funghi in pericolo anche per i bresciani? Quello che si sa è che un gruppo di amici gussaghesi, che vuole mantenere l’anonimato, ha inviato una lettera nella quale sconsiglia vivamente a un tecnico francese, che ha elaborato una app per la ricerca di funghi, di arrivare fino al territorio bresciano.

Il dibattito è violentissimo, in Francia. Non solo e non tanto per i funghi in sé, ma per ciò che essi, nell’ambito della ricerca, possono rappresentare. Quello della raccolta è un segreto da mantenere. Rivelereste voi le vostre macchie, segnandole sulla cartina di un computer, per favorire il momento della condivisione? Il programma di Christophe Boutet, pioniere della condivisione gratuita di ogni informazione in Internet, è stato oggetto di hackeraggi internazionali in nome dell’antichissimo diritto di privacy del porcino, come riporta il quotidiano Le Figaro. Il francese ha infranto un tabù. Chi conosce una «macchia» di funghi tiene l’informazione per sé o può rilevarla alle persone più vicine. Boutet non ha tenuto conto di questo meccanismo arcaico, che è violazione del punto di massima privacy tra uomo e natura.

Christophe Boutet assicura: «Io non volevo creare scandalo, ma effettivamente pensare a qualcosa di vasto e bellissimo, compartecipato». Il programma interattivo messo online due anni fa sulla piattaforma Umap «per incoraggiare le persone ad andare a scoprire la natura» è stato devastato nelle ultime settimane da ignoti, evidentemente gelosi di mantenere la riservatezza delle loro aree di raccolta. Risultato: l’attivista del software libero, con sede a Besançon è subissato di domande, interviste, improperi, mail, che gli giungono dalla Francia, ma anche dall’Italia.

«Ci sono stati segnalati fino a 200 angoli, principalmente in Franca Contea e nella Dordogna – dichiara Boutet a Le Figaro -. Ma nelle ultime settimane, uno o più individui non identificati sono giunti alla cancellazione di tutti i dati. Così oggi, la carta è vuota…». E così – dicono i bresciani – deve stare.
Federico Bernardelli Curuz

Fonte: Giornale di Brescia

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